Io non sono un giornalista sportivo, come qualcuno mi ha scritto più volte, complimentandosi.
Io scrivo romanzi, invento fiction. Creo intrecci, trame, personaggi, su centinaia di pagine.
Solo che un libro richiede tempo, a volte anni. E così, per sfogare il desidero irrefrenabile di raccontare storie, a volte mi prendo un paio d’ore e racconto qui sul blog vicende reali che mi colpiscono.
Mi rilassa, mi tiene in contatto coi lettori.
Certo, non mi sarei mai aspettato che le mie parole più lette (milioni di persone al mondo, grazie alla traduzione in una sfilza di lingue diverse) fossero quelle dell’articolo dedicato al duecentometrista Peter Norman.
Ma – tralasciando quel caso irripetibile – è frequente che i  miei lettori si entusiasmino per storie di sport. Mi è successo per Vera Caslavka, Emile Griffith, Dorando Pietri.
In realtà, a molti di quei lettori, dello sport in sé stesso frega poco. Ma la singola storia sportivi li cattura.
Dipende dalla mia scrittura?
Vorrei convincermi di sì, ma non credo sia questo. Non solo, almeno.
Io credo che le storie di sport abbiano dentro un’epica degna della miglior narrativa. La gara è un viaggio, pieno di prove e tremendi antagonisti, un viaggio con l’enorme rischio di fallire, un viaggio verso l’oggetto del desiderio: la vittoria o, almeno, una degna conclusione della sfida.
La gara è un piccolo romanzo.
Ma può essere anche un romanzo molto, molto lungo.
Come quello di Shizo Kanakuri, un nome che – immagino – non vi dica nulla. E non potrebbe essere altrimenti, visto che si tratta di un maratoneta giapponese della prima metà del secolo scorso.

Shizo Kanakuri
Però Shizo, nel 1912, non è mica un atleta qualsiasi. A 21 anni realizza il miglior tempo mondiale dell’anno sulla distanza di 40 chilometri: 2 ore 32 minuti e 45 secondi.
Tenete presente che parliamo di anni in cui non esistono diete, scarpe adeguate, programmi precisi per sviluppare la prestazione e nemmeno si conosce il reale impatto sul corpo umano di una prova così massacrante.
Il Giappone non ha mai inviato atleti a un Olimpiade, ma crede molto in Shizo.
L’Università di Tokyo sovvenziona la sua partecipazione alle Olimpiadi di Stoccolma 1912 avviando una raccolta pubblica che mette insieme 2.000 yen dell’epoca, qualcosa come 154.000 euro di oggi. Alla colletta partecipa anche il fondatore del Judo, il mitologico Jigoro Kano.
Il viaggio di Kanakuri per Stoccolma è, già di per sé, avventuroso: 18 giorni, prima in traghetto, poi attraversando tutta la Russia in treno insieme all’unico altro atleta giapponese selezionato per le Olimpiadi, il velocista Yajiko che non raggiungerà nessuna delle finali per cui competerà.
Shizo Kanakuri, invece, ha speranze di un grande risultato per il suo paese e potrebbe puntare a una medaglia, quando si presenta al via della maratona.
Il giorno è  il 14 Luglio 1912.
Di solito, quando pensiamo alla Svezia, ce la immaginiamo fredda pure d’estate. Invece, quel 14 Luglio, la giornata è torrida, si arriva a 32 gradi e gli atleti non possono neppure rifornirsi durante la gara: le condizioni sono talmente estreme che il maratoneta portoghese Francisco Lazaro muore in modo tragicamente grottesco.

Francisco Lazaro
Il giovanissimo Lazaro, solo 21 anni, campione nazionale, si cosparge il corpo di cera per non ustionarsi, ma – così facendo – non traspira e cade vittima di uno squilibrio elettrolitico e di una disidratazione che lo portano alla morte.
La sua tragica vicenda è al centro del romanzo “Il cimitero dei pianoforti”.
Shizo, che non teme il caldo cui si è abituato allenandosi tutti i giorni con ogni temperatura, conduce una gara spregiudicata di attacco. A metà corsa prende la testa della gara insieme al sudafricano McArthur e si candida a giocarsi la medaglia d’oro.
Ma, al trentesimo chilometro, Shizo scompare.
La gara finisce, McArthur vince, accusato di tradimento da un compagno di squadra sudafricano che avrebbe lasciato indietro mentre si dissetava, dopo aver giurato invece di aspettarlo.
Ma di Shizo, nessuna traccia.
Iniziano ricerche della Polizia in tutta la città, però nessuno lo trova più.
Morto anche lui, a seguito di un malore?
Rapito? Assassinato?
Non si trova nemmeno il cadavere, in città.
Shizo Kanakuri è ufficialmente disperso in gara.
Diverse indagini non riescono a risolvere l’enigma, il suo caso rimane irrisolto in Svezia.
Passano 8 anni e una Guerra Mondiale, prima che l’ineffabile Shizo riappaia in una gara di atletica.
Kanakuri corre i Giochi del 1920 e del 1924, senza risultati di eccellenza e senza mai rivelare alcun dettaglio su cosa fosse accaduto nel 1912, quando sparì mentre poteva vincere l’oro olimpico.
In Svezia, però, Shizo è ancora disperso e la sua vicenda rimane leggendaria e popolare. Nel 1966 un giornalista svedese riesce a individuare Shizo Kanakuri nel suo paese natale, Tamana, dove Shizo insegna geografia alle elementari. Kanakuri è padre di sei figli e nonno di dieci nipoti.
Il giornalista chiama a casa del celebre disperso e ottiene un incontro in cui riesce, finalmente, a farsi raccontare la verità.
Al 30 km, nel sobborgo di Sollentuna, Shizo ha visto uno spettatore che gli offriva del succo di frutta dal suo giardino.
Si è fermato e ha bevuto, ma lo spettatore ha fatto di più: gli ha offerto di sedersi in casa, sul divano, a riposare un attimo.
Come un marinaio di fronte al canto della sirena, Shizo ha accettato la proposta e ha commesso il tremendo errore di sedersi.
Poi si è addormentato.
Il padrone di casa ha pensato bene di lasciarlo riposare e Shizo si è svegliato a sera, ore dopo la fine della gara, con la polizia svedese che già lo cercava ovunque per la città.
Per la vergogna e il senso di colpa, Kanakuri è tornato in Giappone in segreto, ignorando di essere diventato una celebrità europea, in tutti quegli anni.
Dopo queste rivelazioni la Svezia contatta Shizo Kanakuri e lo invita, nel 1967, a riprendere la corsa proprio là da dove l’aveva interrotta.
Kanakuri, a 76 anni, ricomincia a correre e percorre gli ultimi chilometri della sua gara.
Taglia il traguardo di Stoccolma nel tempo incredibile di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi.
Un record che nessuno potrà eguagliare.

 

Shizo Kanakuri

Shizo Kanakuri al traguardo di Stoccolma.

 

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