Heather Heyer, 32 anni, era assistente presso uno studio legale e attivista per i diritti civili. Una pacifista da anni impiegata in battaglie per giustizia e uguaglianza.
Larry Miller, il suo capo, ha detto “Era una ragazza compassionevole, molto precisa, con un grande cuore. Lei voleva che le cose andassero nel verso giusto. Si preoccupava delle persone di cui ci occupavamo“.
È morta tre giorni fa a Charlottesville, falciata da un’auto che si è lanciata di proposito sulla folla, dopo gli incidenti scoppiati durante la manifestazione di suprematisti bianchi scesi in massa a Charlottesville, cittadina da tempo emblema di liberalità e tolleranza, per contestare la decisione di rimuovere una statua del generale sudista Jack E. Lee come sta avvenendo per diversi monumenti “confederati” eretti solo nel secolo scorso.
“Una puttana grassa e senza figli. Nonostante i media abbiano raccontato di indignazione molte persone sono felici che sia morta e lei è la definizione dell’inutilità. Una donna di 32 anni senza figli è un peso per la società e non ha valore”.
Questo ha scritto Andrew Anglin, fondatore del portale di supremazia bianca “Daily Stormer” (successivamente oscurato) circa la morte di  Heather. Non solo la denigrazione post-mortem, ma la denigrazione di tutte le donne, il cui senso nella vita è ridotto a involucri per generare bambini.
Anglin ha anche incitato i suoi accoliti ad andare al funerale per continuare nella loro campagna d’odio. Per fortuna, però, le esequie funebri di Heather si sono svolte relativamente in pace.
Come ha scritto l’Huffington Post in questo articolo, Heather – una donna pacifista e femminista – è il peggior incubo per i suprematisti bianchi. Un gruppo che, oggi, non include donne fra i suoi leader: il posto della donna è in casa, a fare figli e occuparsene.
Il presidente Donald Trump ha condannato molto blandamente l’episodio, schierandosi pilatescamente contro “la violenza di ogni tipo” e dichiarando che “vi erano ottime persone da entrambi gli schieramenti”, salvo cercare di correggere la posizione dopo. 
Ma, come ha scritto soddisfatto uno di questi fanatici razzisti sul “Daily Stormer”, nella sua prima conferenza “Trump ha rifiutato di rispondere sul fatto che i nazionalisti bianchi lo supportino. E non ha condannato. Quando gli hanno chiesto di condannare, è uscito dalla stanza. Molto, molto bene”.
Trump non risulta aver contattato la famiglia della vittima.

Un’altra donna e attivista, Viola Liuzzo, 39 anni, madre di cinque figli, è morta al termine di una manifestazione per i diritti civili.
Era partita dal Michigan con la sua Oldsmobile per raggiungere Selma, in Alabama, affidando i figli ad amici e parenti, convinta di dover contribuire alle battaglie di uguaglianza che scuotevano il suo paese.
Viola è stata colpita alla testa da due colpi di pistola da 4 membri del Ku-Klux-Klan che avevano seguito e affiancato l’auto su cui viaggiava. Era insieme a Leroy Moton, un ragazzo di colore di 19 anni che Viola, dopo aver già accompagnato altre persone, stava riportando a Selma da Montgomery.
Viola e Leroy avevano partecipato al corteo per sostenere le lotte per il diritto di voto delle persone di colore; Viola, da giovane, si era spesa anche in battaglie civili per evitare la dispersione scolastica di tutti i bambini.
Dopo che Viola è stata colpita alla testa, la sua auto è uscita di strada e si è schiantata. Gli assassini sono andati a controllare di aver concluso il lavoro, senza accorgersi che Leroy era pieno di sangue, ma ancora vivo. Un errore che ha permesso poi tre dei quattro fossero arrestati. Uno si è salvato essendo un informatore dell’FBI.
Anche su Viola si sono sprecati insulti e infamie, insinuazioni circa il fatto che si fosse iniettata eroina e avesse avuto rapporti sessuali con il ragazzo che trasportava in macchina. Del resto deumanizzare e incolpare la vittima è sempre il primo modo per deresponsabilizzare un crimine. Nel caso di una donna rappresentarla come una puttana è la scorciatoia più efficace.
L’autopsia ha escluso sia l’uso di droga che i rapporti sessuali, comunque.
Due storie parallele, quindi.
Due donne bianche morte, entrambe negli Stati Uniti d’America, entrambe uccise a sangue freddo. Ammazzate da uomini a bordo di auto, bianchi come loro, ma che ritenevano di appartenere a una razza superiore. Donne uccise e 
poi oltraggiate anche dopo la morte.
Nelle foto i visi dolci di Heather e Viola quasi si somigliano.

Solo che Heather è morta nel 2017, a Charlottesville.
Viola, invece, è morta nel 1965,  alla fine della terza marcia per i diritti civili organizzata da Martin Luther King, un corteo che aveva portato da Selma a Montgomery oltre 25.000 persone aprendo la strada al pieno diritto di voto per le persone di colore.Sono passati 52 anni e quello che sembrava sconfitto al prezzo della morte di tante persone, risorge dalle ceneri.
A Montgomery, nel 1965, gli assassini di Viola si dovettero nascondere e organizzare una spedizione punitiva.
A Charlottesville, invece, diversi manifestanti avevano la svastica al braccio e cantavano slogan inneggianti al nazismo e frasi antisemite. Sventolavano la bandiera sudista che la storia associa allo schiavismo e alla segregazione. Altri erano vestiti come una milizia, simili a soldati. Avevano fucili e altri armi da fuoco. Qui trovate una interessante galleria di immagini pubblicate sui social.

 

“Suprematisti bianchi” o “estremisti nazionalisti”, dunque, sono solo modi edulcorati per definirli.
Meglio chiamarli con il loro nome:  nazisti.
Le parole sono importanti, perché – quando le usi male – possono creare alibi.
Questo, però, ci sprofonda in un corto circuito: il paese che ha distrutto il nazismo viene infiltrato e morso dal serpente che aveva schiacciato. La bandiera che stava sulle divise dei soldati che hanno liberato l’Europa è ora attaccata alle giubbe di falsi militari che proteggono dei razzisti.
L’orologio del tempo pare vacillare, sul punto di girare al contrario. Anche nel nostro paese, così pesantemente segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e dal fascismo, parole di odio ritrovano spazio e non suscitano più indignazione. Spesso crediamo che non sia possibile, che certe conquiste di libertà possano andare perdute. Pensiamo che certi mostri non possano risvegliarsi.
Ma forse non è così.
Per questo n
on bisogna allentare la guardia, non bisogna distrarsi e fingere di non vedere, perché il passato è sempre lì, come monito e minaccia.
Quelle svastiche, quelle armi, quegli slogan sono lì, a ricordarcelo.
La forza della civiltà sta nel ricordo di Viola ed Heather.
Sta nelle parole rivolte dalla madre di Heather alle oltre mille persone presenti alla cerimonia funebre: “Hanno ucciso mia figlia per cercare di farla tacere. Ma sapete che cosa è successo? Voi l’avete magnificata. 
Voglio che tutto questo cresca, non voglio che muoia. Questo è solo l’inizio dell’eredità di Heather, non la fine”.
La forza della civiltà sta nella speranza di cui parlò Martin Luther King, in quel lontano giorno del 1965, a Viola Liuzzo che stava per essere uccisa e a tanti altri manifestanti.
La speranza che “ci sarà un giorno che non sarà dell’uomo bianco e non sarà il giorno dell’uomo nero. Quello sarà il giorno dell’uomo in quanto uomo”.  

 

 

 

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