La notte del 31 Dicembre 1984 Rick Allen sta andando a un party di fine anno poco fuori della sua città, Sheffield.
Viaggia su una Corvette, insieme a Miriam, la sua fidanzata olandese.
Allen, a soli 21 anni, è già uno dei musicisti di maggior successo del mondo e un veterano del rock. Da quando ha 15 anni suona nella rock band inglese dei Def Leppard che, nell’ultimo anno, si è issata in cima alle classifiche di tutto il mondo.
Il terzo album dei Leppard, “Pyromania”, ha venduto 6 milioni di copie nel 1983.  Il singolo “Photograph” ha scalzato dalla testa delle classifiche niente meno che “Beat it” di Michael Jackson.
Insomma, Rick Allen è un ragazzo che ha il mondo nelle mani
Ma quella sera, stringendo il volante della sua Corvette, se lo lascia scappare.
Succede che un altro automobilista su un’Alfa Romeo lo insulta e lo provoca, allora Rick si lancia in una specie di sfida ad alta velocità. Tenta di passare l’improvvisato rivale in una curva, ma la Corvette sbanda.
Allen va fuori strada e sbatte con l’auto contro un muro di pietre.
La macchina si cappotta.
Miriam è quasi illesa, grazie alle cintura di sicurezza. La cintura di Rick Allen, invece, è male assicurata e il ragazzo viene scaraventato dall’urto fuori dall’abitacolo.
Il braccio sinistro gli resta agganciato alla cintura e viene letteralmente strappato via dal corpo.
Allen, sotto shock, rischia la morte per dissanguamento.
Raccontando di quel momento dirà, anni dopo, in un’intervista a Classic Rock: “E’ come andare in un’altra dimensione, uscire dal corpo, i sensi normali spariscono.Vai in questo posto dove non c’è dolore, non c’è nulla di spiacevole. Alcuni la chiamano esperienza di quasi morte. E in quel posto tu puoi decidere se preferisci morire o restare qui. E non è una decisione che tu prenda da solo, il che è molto complicato da descrivere”.
Rick, evidentemente, decide di voler restare. O, più che altro, lo decide il suo stesso shock che – per qualche attimo – spinge il corpo a trattenere il grosso della perdita di sangue, quel tanto che basta a che il batterista dei Def Leppard venga soccorso da un’infermiera e da un poliziotto fuori servizio che lo hanno visto uscire di strada.
Il braccio, custodito nel ghiaccio dall’infermiera, viene riattaccato.
L’arto, però, fa infezione e dev’essere amputato.
Rick Allen impiega circa 3 settimane a rendersi pienamente conto del trauma subito e delle sua atroci conseguenze: con un braccio perso per sempre e l’altro gravemente fratturato, il batterista dei Def Leppard sembra destinato a lasciare per sempre la sua band e la musica che lo ha reso ricco e famoso.
Ma Allen decide che non è finita.
Grazie alla sua determinazione, alle decine di lettere e omaggi dei fan e all’aiuto di in collega batterista e del cantante dei Leppard Joe Elliott, Allen si costruisce una speciale batteria su misura per il suo “nuovo” corpo. Si tratta di uno strumento in parte elettronico e in parte acustico in cui il piede sinistro svolge una buona fetta delle mansioni della mano che non c’è più.


La band, nonostante il successo crescente e la pressante richiesta di un nuovo disco, non cerca un sostituto e si ferma per aspettare che Rick si abitui al nuovo strumento.
Allen torna a esibirsi davanti al pubblico, al gigantesco Monsters of Rock di Donington del 1986.
Prima di suonare Rick è confuso, “con la testa nelle nuvole”.
Poi sente Ozzy Osbourne, che suona allo stesso show, fare una battutaccia dietro le quinte: “Sta per andare in scena uno show di freak”.
In quel momento Allen torna sulla terra, si rende conto di dove si trova e di cosa sta per fare. “Forse è questo che sono, un freak. Ma adesso devo andare là fuori e suonare davanti a quella gente”.
E suona alla grande, lo show è un trionfo.
“Ce l’hai fottutamente fatta. Mi ero sbagliato” si scusa Ozzy.
Il seguente album dei Def Leppard, Hysteria (1987), ritrova Rick alla batteria e vende la cifra pazzesca di 20 milioni di copie, un successo mondiale che sarà bissato dal seguente “Adrenalize”.

Per il gruppo Allen non è mai un batterista limitato e da sopportare, ma – semplicemente – l’unico batterista possibile.
“Il più delle volte io ho Rick dietro le mie spalle, non lo vedo, lo posso solo sentire e mi dimentico di quello che è successo. Tre braccia, un braccio, due braccia, in fondo chi se ne frega? Non potremmo avere un batterista migliore di lui” dirà il cantante Joe Elliott di lui.
Ma le ferite invisibili di quell’incidente sono dentro, nel profondo. Per anni Rick Allen dovrà lottare ancora e confrontarsi con la dipendenza da droghe e alcool che lo porterà a un’accusa di violenza domestica da parte della moglie nel 1996.
“Sono scappato da quelle cicatrici per tanti anni, fino a che finalmente non mi ci sono confrontato e ho ucciso quel dragone che avevo dentro”.
L’ammissione televisiva dei suoi sbagli, la frequentazione degli alcolisti anonimi e le ore di lavoro socialmente utili a rimuovere graffiti lo aiuteranno, ma la vera svolta arriverà con la fondazione da lui creata per dare aiuto ai soldati amputati e vittime di sindrome post traumatica da stress.
“Molti soldati, dopo la terapia medica vivono una privazione della loro identità. E io mi sentivo così, nella prima fase del mio recupero: mi sentivo sminuito. Mi sentivo come se non potessi suonare alla stessa maniera in cui suonavo prima. Come se non avessi la stessa ispirazione o lo stesso tocco magico. Ed è stato così fino a quando non ho smesso di paragonarmi con ciò che ero prima e non ho iniziato ad abbracciare l’intera nozione di unicità. La mia gamba sinistra non è accurata come la mia mano. Ma negli anni la curva di apprendimento mi ha portato in una direzione molto intrigante. Io credo, oggi, che la cosa che ho davvero imparato è celebrare la mia unicità e il fatto che io posso fare cose che le altre persone necessariamente non possono fare”.
Oggi Rick Allen ha superato i problemi di dipendenze, si è separato e risposato diventando di nuovo padre.
Con la moglie Raven usa la musica e la batteria come strumenti per aiutare persone vittime di violenza domestica,  adolescenti con problemi di giustizia, malati di cancro, veterani di guerra e soldati vittime di gravi ferite.

                                                                                         (La foto è presa dal sito di Allen, qui).

“Servire gli altri è solo una parte della mia vita, è il modo in cui posso creare un cambiamento. Non si tratta sempre di dare soldi a una causa; per me è qualcosa che riguarda il dare me stesso. Noi tutti abbiamo doni con cui possiamo aituare gli altri a fare la differenza. La mia storia di vita è la mia, così io la posso condividere con il mio cuore per aiutare altri a stare meglio. La cosa divertente è che quando mi apro e aiuto gli altri, io stesso ricevo la loro cura”.  
Rick Allen si esprime artisticamente non solo nella musica: espone foto e quadri e gioielli che disegna lui stesso.
È sempre membro dei Def Leppard ed è ancora considerato uno dei migliori batteristi del mondo.

 

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