“Ma l’orecchino che Chiara regala a Luca, ha un significato particolare per te?”
Non me lo avevano mai chiesto, in tutte le presentazioni di “Non devi dirlo a nessuno”. Anzi, mai avevo sentito nominare quell’orecchino, fino alla settimana scorsa.
Sono stati i ragazzi delle superiori che hanno partecipato al progetto “Leggermente in classe”  a farmi questa domanda perfetta.
“Leggermente” è un progetto di lettura condivisa, a gruppi, che esiste da alcuni anni e vede i tre attori principali nella Cascina Roccafranca, nella biblioteca civica “Amoretti” e nella libreria indipendente Gulliver.
Avevo già partecipato a Leggermente tre anni fa e, nel frattempo, il progetto ha continuato a crescere  Una crescita tale che anche la Rai, sabato 18 Febbraio dedicherà un servizio durante la trasmissione “Petrarca”, intervistando me e l’amica Ester Armanino, con cui ho condiviso la partecipazione di quest’anno.
Il senso del progetto è creare gruppi di lettura i cui partecipanti incontrano i testi e, poi, di persona,  i loro rispettivi autori.
Non parliamo solo di lettori adulti, ma anche classi di studenti: sono loro che che ho trovato ad aspettarmi in una bellissima mattina della settimana scorsa, alla Cascina Roccafranca. Prima di parlare con gli adulti, la sera.
Quando sono arrivato i ragazzi mi guardavano perplessi, in attesa dell’incontro: “Scusi, ma è lei lo scrittore?”, hanno chiesto, piuttosto stupiti del fatto che non avessi ottant’anni e fossi vestito più o meno come loro.
Erano sei classi da più di venti persone ciascuna, circa 120 studenti.

Già questo è stato meraviglioso, per chi – come me – è abituato a presentazioni con un pubblico molto più adulto e, di solito, anche meno numeroso.
E poi c’era il fatto che i ragazzi avevano letto il romanzo, dunque in pochi erano lì per forza, anzi, la maggior parte volevano entrare nel merito del libro e lo hanno fatto con domande a volte originali, a volte ingenue, a volte tecniche, sempre dirette e oneste.
Vi dicevo che mi hanno chiesto dell’orecchino che – nel mio libro – Luca regala a Chiara, ma su questo punto fondamentale tornerò a fine di questa pagina. Mi hanno anche domandato:
“Come mai hai messo alcuni pezzi in dialetto?”.
“Che consigli darebbe a chi vuole diventare scrittore?”. (sì, alcuni mi davano del lei, come a un super vecchio!).
“Io ho due personaggi in testa, vorrei raccontare la loro storia, ma sono troppo simili a quelli di “After”, come faccio?”.
“Ci sembra che abbia rappresentato Chiara come la ragazza perfetta, ideale. E’ vero?”.
“Il calcio compare spesso, nel romanzo. Lei per quale squadra tiene?”. (Dire Juventus, a Torino, ha suscitato esultanze e riprovazioni).
“Perché la tensione accelera di colpo al capitolo 34?”.
“Perché ha scelto di far succedere quella cosa ad Alessio? E Alessio, è stato un amico importante per lei anche nella vita?”.
La coda per firmare copie era incredibilmente lunga e, per un attimo, ho vissuto grazie a loro l’ebbrezza di sentirmi una pop star, mentre scrivevo dediche a nomi diversissimi: a Roberta come a Charlotte, a Luca come a Erik, a Melanie come ad Hader, a Giosuè come a Nizar.
Chi con il berretto da baseball, chi con il chiodo, chi con il velo, ma tutti ragazzi e ragazze d’Italia, perché le cose non stanno cambiando, sono già cambiate, anche se qualcuno proprio non se ne vuole accorgere.
Dopo le firme siamo passati ai selfie da mettere su Instagram e scambiare con me, e poi i messaggi privati, con cui mi hanno scritto quello che magari in pubblico non avevano coraggio di domandare: “Come fa una persona a diventare migliore grazie all’amore di un’altra?”.
(E qui penso agli artisti che guardano con scetticismo o persino ostilità ai social, senza capire che sono solo un modo per comunicare, per farsi ascoltare anche da chi, altrimenti, non arriverebbe a sentirti. Certo,a volte il prezzo da pagare in termini di impegno e disponibilità è alto, ma quante soddisfazioni ne derivano).
Alla fine dell’intervista alcuni hanno dovuto prendere il coraggio a quattro mani e rispondere alle domande della Rai, che era venuta a seguirci. Protagonisti come e più di me.

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In tutto questo ho scoperto con terrore che qualche povero studente era stato persino interrogato sul mio libro e dunque non lo aveva solo letto, ma proprio studiato: “Perdonami! Non volevo! Mi dispiace per te!” ho provato a spiegare.
Nessuno dei ragazzi mi ha fatto domande sui passaggi che qualcuno considera “scomodi” nel mio libro ovvero quelli in cui si parla di scoperta del corpo, proprio e altrui.
Al contrario, tutto è andato via molto naturalmente, come è giusto e logico che sia, per degli studenti superiori. Questo mi ha ribadito che – spesso – sono gli adulti a mettersi ansie sul fatto che un libro sia adatto o meno, che una descrizione sia forte o no, mentre i ragazzi sono già oltre, sono già avanti.
Così avanti da chiedere: “Ma l’orecchino che nel romanzo Chiara regala a Luca, ha un significato particolare per te?”.
Solo loro me l’hanno chiesto, da quando è uscito il romanzo.
Solo loro hanno intuito che quell’orecchino non è importante solo per il personaggio, ma ha avuto una parte profonda anche nella vita della scrittore.
Lo ricevetti in dono dal mio primo, grande amore.  Accadde nel giorno di un addio, alla fine di un’estate, quando gli studenti di “Leggermente” non erano ancora nati.
Ma serviva la sensibilità di questi ragazzi, per poterlo percepire.

 

 

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