Bob giamaica

Se pensate alle squadre nazionali di bob olimpico credo vi vengano in mente tanti paesi: Austria, Svizzera, Russia, Stati Uniti, Svezia, anche l’Italia.
Ma non la Giamaica.
In Giamaica la neve non esiste e nemmeno esistono i bob.
Però, poco prima del 1988, due miliardari americani si trovano nella capitale Kingston e vanno a vedere una gara di carretti lanciati a precipizio su strade in discesa.
I due sono esaltati dalla gara e dalla bravura dei giamaicani che corrono su quei trabiccoli pericolosi. Riflettono e considerano che, in fondo, il bob è uguale a un carretto solo che ha i pattini invece delle ruote. E corre sul ghiaccio.
Nel bob la partenza è un momento chiave: gli atleti devono spingere la loro slitta chiusa con velocità e potenza. Allora i due americani riflettono sul fatto che la Giamaica è una nazione piena di velocisti, atleti rapidi e potenti. Non a caso dalla Giamaica, anni dopo, verrà l’uomo più veloce del mondo, Usain Bolt.
Partono quindi con la loro balzana idea: creare una squadra giamaicana di bob.
La propongono ai velocisti dell’atletica, che però non sono troppo entusiasti. Allora si rivolgono all’esercito, che ha nelle sue file, diversi ex atleti, mettendo un annuncio.
L’ottimo mezzofondista Devon Harris, che ha sfiorato le Olimpiadi estive in gare di corsa ed è un militare di professione, legge quell’annuncio, ma pensa sia una cosa ridicola.
Un superiore, però, un po’ lo convince un po’ lo costringe: Devon prova e risulta il migliore di tutti nella fase di spinta. Diventa subito il capitano della squadra che annovera anche altri due soldati e un ingegnere delle ferrovie che ha visto un video in tv con le cadute dei bob e si è entusiasmato.
Piano piano si aggiungono altri aspiranti atleti di discipline invernali che non hanno mai visto la neve: tra loro c’è pure un cantante reggae che entra nel team, ma non scenderà poi in pista.
La squadra allena nei carretti e il motto che sceglie è “The hottest thing on ice” ovvero “La cosa più calda sul ghiaccio”.


Le prime prove sono sconfortanti, allora i giamaicani si spostano negli Stati Uniti, assumono un tecnico austriaco e migliorano.
Si presentano quindi a Calgary. Tutti gli atleti hanno tute nere, ma anche la pelle nera, un team che non si è mai visto in un’Olimpiade invernale.
La Giamaica compete nel bob a due, dove la squadra arriva ventunesima.
Il bob a quattro, invece, fa meglio. Nella terza manche parte con un eccellente tempo di spinta iniziale e sta disputando la sua prova migliore, quando si cappotta di lato a causa di un errore del pilota, a centoventi chilometri allora.
Striscia per varie centinaia di metri contro le pareti di ghiaccio tra lo spavento del pubblico.
“Abbiamo fatto un incidente davvero spettacolare, una cosa che avrebbero potuto fare solo dei giamaicani” racconterà Harris.

I ragazzi vengono soccorsi, per fortuna sono illesi. Arrivano al traguardo a piedi, spingendo il bob, ma sono acclamati dal pubblico e battono il cinque alla folla che li festeggia.
La storia di questa squadra diventa anche un film della Disney, intitolato “Cool runnings” che in Italia trovate come “Quattro sottozero”.


Da allora la Giamaica ha partecipato a diverse Olimpiadi invernali.
Nel 1994 ha ottenuto il suo miglior risultato classificandosi quattordicesima davanti a vari equipaggi di paesi del nord.
Grazie all’ispirazione della squadra giamaicana vari paesi tropicali hanno fondato poi squadre di bob, come il Brasile, il Messico, Porto Rico. Recentemente si è aggiunta anche l’Africa, con la Nigeria.
Dopo un periodo di fallimenti e mancate (o deludenti) partecipazioni olimpiche, la Giamaica ha cercato nuovamente di arrivare alle Olimpiadi del 2018 in Corea del Sud.
I ragazzi e le ragazze dei Caraibi hanno avuto grosse difficoltà a trovare fondi e per questo, lo scorso inverno, hanno chiesto alle persone di donare loro qualcosa, anche solo pochi centesimi, per mettere insieme la somma necessaria ad avere materiali e mezzi per competere.
Il sogno, però, è parso destinato a sfumare a Novembre 2016, quando il pullmino su cui viaggiavano si è spento, nel cuore del Canada.
La loro vettura è rimasta ferma in direzione della città di Calgary, dove – tanti anni prima – era iniziato il sogno olimpico del bob giamaicano.
Ma, a volte, la fortuna ti dà una mano.
Sulla strada, quel giorno, passa un signore che si chiama David Schnerch.
David nota questo furgone fermo, si ferma, riconosce il simbolo della Giamaica.
“Loro sono parte di noi, abitanti di Calgary. Per noi la squadra di bob della Giamaica è come una squadra di Calgary”.
David si ferma, fa ripartire il pullmino, ma quello si blocca ancora. Per fortuna lui è rimasto lì, per controllare che non accadesse.
Il pullmino è morto. Allora l’uomo fa salire i ragazzi sulla sua macchina, ma in tutto sono 12 atleti, tra uomini e donne, così chiede aiuto a sua moglie per trasportarli tutti a destinazione in diversi viaggi.
Quindi David gli lascia le chiavi del suo furgone, dicendo che glielo restituiscano quando si sono sistemati.
“Concentratevi sulla gara, poi penseremo al resto”.
Una compagnia di camion locali dà una mano ai ragazzi per la tappa successiva, la storia finisce su Internet e una grande agenzia di noleggio canadese regala alla squadra un furgone vero.
Il team giamaicano è andato avanti a lottare per le Olimpiadi del 2018.
“Nella nostra cultura devi prendere le onde e accettare come vengono” ha detto uno dei bobbisti giamaicani. “A volte cappotti, ma a volte esce fuori una corsa perfetta”.
Gli uomini, purtroppo, non si sono qualificati alle Olimpiadi che stanno per iniziare.
Ma ce l’hanno fatta le donne, pochi giorni fa: Jazmine Fenlator-Victorian è la star della squadra, avendo anche la cittadinanza americana. Jazmine ha messo la sua esperienza al servizio delle compagne Carrie Russell e Audra Segree.


“Sebbene loro possano avere un’esperienza limitata nel bob, sono quelle con maggiori abilità fisiche, tenacia mentale e che dedicano tanto tempo all’allenamento».
E così le ragazze giamaicane si stanno preparando a difendere i loro colori alle Olimpiadi, per tentare una volta, ancora di essere, la cosa più calda mai vista sul ghiaccio.

 

 

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