Ieri, dentro lo stadio di Torino, si è sfiorata un’altra tragedia.

Prima ancora scontri, aggressioni ai calciatori, cori che invocavano l’uccisione degli avversari. E dopo altri scontri mediatici, scambi di accuse, chi ha tirato la bomba, chi ha tirato la pietra, è esplosa apposta, è esplosa per caso.  Peggio gli juventini o i torinisti? Ma i napoletani? E i romanisti allora!

Non ha senso. 

Credo sia sbagliato e pericoloso che persino i tifosi che respingono la violenza si perdano nell’assurdo gioco su chi è peggio, chi va squalificato di più, chi va censurato o sanzionato con maggiore fermezza. 

E non ha senso nemmeno che le società tacciano oppure cerchino di rimbalzarsi colpe e responsabilità.

Sino a quando le parti sane delle tifoserie e le società intere non prenderanno le distanze in maniera forte e senza partigianerie da un modo deviato di vivere lo stadio, non si andrà da nessuna parte.

Quante volte ho sentito dire “ma i nostri tifosi sono solo quattro ragazzi che fanno gli scemi, mica dei delinquenti come quelli lì”. 

Sbagliatissimo: se un gesto è imbecille o pericoloso o criminale non si può essere duri oppure accondiscendenti in base alla fede calcistica di chi lo ha commesso. 

Avete mai preso una bomba carta addosso?

Io sì, nel 2005.  

Un tifoso la lanciò giù, in una rampa di scale della stazione Brignole, senza nemmeno vedere che cosa succedeva dopo. Mi scoppiò tra gli anfibi. Persi l’udito per quella sera, non sentivo nemmeno gli annunci del treno, ero spaventato.  Per giorni, dopo, sempre fischi e fastidi.

Mi sottoposi a esami e visite: nessuna lesione, dicevano, per fortuna. Eppure ancora a distanza di 10 anni se vado a un concerto devo usare tappi auricolari perché quel maledetto orecchio inizia a fare male.

La cosa più brutta, però, è questa  foto che ieri ha postato in rete il quotidiano “La Stampa”

 

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È un fermo immagine estratto dalla telecamera fissata sul pullman Juve, durante il transito tra i tifosi del Torino.

Si vede un ragazzetto, anzi, più che altro un bambino, lì in mezzo alla gente che insulta. Un bambino che pure lui inveisce e fa per scagliarsi contro il bus, in mezzo ad altri uomini che colpiscono e urlano. 

Un’immagine triste, sbagliata, il perfetto riassunto di quanto brutto può diventare il calcio.

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