Guardate la foto, prima di leggere il post. Segnatevi mentalmente quello che notate, poi leggete.

luther king attentato

Scommetto che avrete notato l’elegante uomo nero al centro della scena che, con espressione tranquilla, osserva la donna con il cappello.
Lei è concentrata a fare qualcosa, forse a medicarlo a un dito.
Poi c’è un uomo bianco che sovrintende al tutto e un signore in abito che si affaccia e altre sagome indistinguibili. Sembra la scena di un dipinto, no?
Ma pochi avranno scorto la lama conficcata vicino al cuore e la macchia di sangue sulla camicia. Bianchissima, come tutte la camicie che portava il Reverendo Martin Luther King.
Questa foto è del 20 Settembre 1958, molto prima che King vincesse il Premio Nobel per la Pace, prima anche delle proteste di Selma che a quel Nobel porteranno, garantendo il pieno diritto di voto ai neri, prima che King diventasse il leader incontrastato di quei movimenti di protesta che facevano della non-violenza la loro arma.
La foto viene scattata ad Harlem, New York, durante la presentazione del suo libro “Stride towards freedom”. tradotto in Italia come “Marcia verso la libertà”.

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Il Reverendo King ha appena parlato davanti a un piccolo pubblico di alcune decine di persone, molte delle quali donne. King ha molte fan tra il pubblico femminile, perché è anche un uomo bello e carismatico, oltre che un nascente leader politico.
Sta firmando le copie del suo libro, scrive dediche per lettori e lettrici.
Davanti ha una signora elegante sulla quarantina, in cappotto, con occhiali allungati.
“Lei è Martin Luther King?” gli domanda.
“Sì” risponde e lui, continuando a firmare.
Alcuni secondi dopo King sente il cuore accelerare, come impazzito. Quando guarda in basso si rende conto che c’è questo stiletto piantato sul lato sinistro del suo petto.
Si tratta di un affilato taglia carte d’acciaio, affondato a pochi millimetri dall’aorta. Non lo ha quasi sentito entrare, mentre perforava la carne e sfiorava il cuore.
“Andrà tutto bene” dice il Reverendo calmo alle persone intorno, mentre la donna fugge e viene bloccata da alcuni degli spettatori e poi, definitivamente, da un venditore di giornali, proprio nei momenti in cui viene scattata questa foto.
Ce l’ho fatta, sono felice! Lo cercavo da sei anni!” grida Izola Curry, una donna di colore affetta da schizofrenia che ritiene King colpevole della sua impossibilità a trovare un lavoro e avere una vita migliore.
Si è portata la lama nella borsetta, mentre sotto la giacca teneva anche una pistola.
Martin viene portato in ospedale e sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico.
Se avesse stranutito, non ce l’avrebbe fatta” spiegano i medici ai giornali.
Non ce l’ho con quella donna, credo abbia bisogno d’aiuto” sussurra King al primo giornalista che lo raggiunge, restando fedele al suo spirito non-violento.
Spero che possa curarsi e tornare dentro la società”.
Durante la convalescenza il Reverendo riceve diverse lettere importanti, ma una sola lo colpisce.
“Da tutti gli stati e da tutto il mondo, sono arrivate decine di lettere di ogni tipo.
Ne ho ricevuta una del Presidente e una dal Vice Presidente. Ho dimenticato cosa dicevano quei telegrammi.
Ho ricevuto un messaggio dal Governatore di New York e una sua lettera, ma ho dimenticato cosa dicessero.

Ma c’era un’altra lettera che veniva da una ragazzina che studiava alla White Plains High School.
Ho visto quella lettera e non la dimenticherò.

Diceva, semplicemente: “Caro Dottor King, sono una studentessa alla White Plains High School. Anche se non dovrebbe importare vorrei specificare che io sono una ragazza bianca.  Ho letto nei giornali della sua sfortuna e che lei sta soffrendo. E ho letto che se avesse starnutito, lei sarebbe morto. Io le scrivo semplicemente per dirle che sono felice che lei non abbia starnutito”.
King pronuncia queste parole, ricordando il giorno del primo attentato,  molti anni dopo.
Lo fa il 3 Aprile 1968, durante il famosissimo “discorso della cima della montagna”, poche ore prima del secondo attentato, che riuscirà a ucciderlo.
Al Lorraine Motel di Memphis, mentre Martin fuma una sigaretta sul ballatoio, un proiettile esploso da un fucile di precisione lo colpisce al viso, perforandogli la giugulare e uscendo dalla spalla per porre  fine all’esistenza troppo breve di uno dei più grandi uomini che abbiano mai calcato questa terra.

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“Il discorso della cima della montagna”, in cui King ricorda il primo attentato e anticipa il secondo, faticando a trattenere le lacrime, non è celebre solo perché è l’ultimo. Si tratta di un’orazione che ripercorre le lotte per la libertà di King, in un testo pieno di sofferenza e dolore e anche paura.
Ascoltarne la fine è come sentire una lama nel cuore, per come l’uomo sembra consapevole, quasi certo della fine incipiente, viste le continue minacce di morte che riceve.
Eppure King chiude, ancora, parlando di speranza.

E quindi, eccomi a Memphis.
E alcuni hanno iniziato a minacciarmi. O a parlare delle minacce che si sentivano in giro: cosa mi accadrà da parte di qualcuno dei nostri fratelli bianchi ammalati?

Beh, io non lo so, cosa accadrà ora. Abbiamo alcuni giorni difficili davanti a noi.
Ma questo non c’entra con me, davvero, perché io sono stato in cima alla montagna.

E non mi preoccupo.
Come tutti, io vorrei vivere una lunga vita. La longevità ha un suo senso.
Ma non sono preoccupato di quello, ora. Io voglio solo fare il volere di Dio. E lui mi ha concesso di salire in cima alla montagna.
E io ho guardato giù e ho visto la Terra Promessa.
Può essere che io non ci arrivi con voi. Ma voglio che stasera voi sappiate che, come persone, arriveremo alla Terra Promessa.
Per questo stasera io non ho paura, io non mi preoccupo di nulla, io non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria dell’arrivo del Signore”.

Le ultime parole della sua vita il Reverendo le dirà il giorno dopo, pochi attimi prima di essere colpito. Saranno rivolte a Ben Branch, un musicista che avrebbe suonato quella sera al rito cui lui doveva partecipare.
Martin Luther King lo incrocia sul ballatoio dove sta per essere colpito e gli rivolge un invito che sembra un ultimo desiderio.
Ben, stasera suona “Prendimi la mano, mio prezioso Signore”. Suonala proprio bene”.

 

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