Lunedì sera, quando il numero 14 del Giappone Inui ha segnato al Belgio con un fantastico tiro a giro da fuori area, la mente è corsa subito a un altro grande numero 14 del calcio giapponese, talento purissimo danneggiato dalla sua patologia cardiaca.
Ovviamente parlo di Julian Ross.

Lui, capitano della Mambo F.C, è uno dei protagonisti del cartone che ha segnato le infanzie di molti bimbi italiani compresa la mia: Holly e Benji.
Il cartone che raccontava le gesta dei due campioncini seguendoli dalle sfide delle scuole elementari sino al professionismo è stato uno dei motori che – in questi anni – ha trainato il calcio in Giappone ma, forse proprio in Italia, ha avuto il successo più clamoroso.
Le eterne partite di Holly e Benji con il campo in salita che non finiva mai, con i ragazzini calciatori che correvano-parlavano-pensavano-dialogavano-litigavano, tenendo palla al piede durante un’azione che durava una puntata intera, fanno parte dell’immaginario collettivo degli anni Ottanta – Novanta.


In verità il campo che s’incurvava era un astuto stratagemma che permetteva di avere in scena solo una parte dei personaggi durante le azioni nel cartone animato, problema che invece non si poneva nel fumetto originale.
Holly e Benji nasce infatti da un anime intitolato “Capitan Tsubasa”, scritto nel 1981 da Yoichi Takahashi, disegnatore che si era interessato al calcio dopo aver visto il Mondiale argentino del 1978.
Proprio in quel mondiale fu colpito in particolare dal fuoriclasse olandese Johann Cruijff il cui numero 14 su maglia arancio ispirò la maglia di Julian Ross.
Tsubasa (di cognome Ozora) sarebbe il nome di Holly nella versione originale, italianizzato per volontà della Fininvest che lo portò in Italia e voleva renderlo più appetibile al nostro pubblico. In tutti i paesi il povero Tsubasa fu costretto a cambiare nome: in Marocco, per esempio, diventò Capitan Maijd. In Spagna fu Oliver Atom.
Siccome Tsubasa, però, era scritto pure sulle maglietta, nelle prime serie lo si spacciava come lo strambo secondo nome di Oliver Hutton, talentuoso bambino prodigio nato con la palla attaccata ai piedi.
Pure il portiere, prima rivale e poi compagno di squadra, Benji Price non si chiamava mica così: il suo nome era nientemeno che Genzo Wakabayashi, nome che (finalmente!) ci spiega la misteriosa scritta “W Genzo” scritta sul cappellino.


In realtà Benji è protagonista solo all’inizio della serie, per poi sparire misteriosamente in Europa e riapparire più che altro in ricordi e piuttosto menosi flash-back che ricordano la mai chiarita scomparsa di Shiro, il fidanzato di Mila Hazuki.
Benji, così, lascia lo spazio di portiere protagonista al fascinoso rivale Ed Warner, portiere-karateka della Muppet che para usando il palo per tuffarsi plasticamente lungo la linea di porta come un aereo in volo.

Molti hanno paragonato a Ed Warner il neo portiere della Juventus Mattia Perin per i capelli lunghi e le parate plastiche; lo stesso Perin ha dichiarato di essere stato un accanito fan del cartone.
Senza dubbio, invece, il nostro Holly Hutton era ben noioso, sempre con ‘sto pallone tra i piedi, sempre felice ed entusiasta della vita e tagliato con l’accetta sul ruolo del super-buono.

Per questo il personaggio più interessante della serie è l’attaccante grande rivale di Holly, quel Kojiro Hyuga meglio noto come Mark Lenders, che è  il “cattivo” del cartone.
Lenders, calciatore bullo e pettoruto, con muscoli in evidenza e manica arrotolata – in fondo – è poi buono, ma ha avuto una vita difficile che lo rende sempre incazzato e rissoso.

Lenders si allena guidato da un mister davvero allo sbando, quel Jeff Turner alcolista armato di bastone che lo porta sul mare per ritrovare “gli occhi della tigre” degni di Balboa. Qui Mark ammazza gli uccelli e buca le onde con la potenza devastante dei suoi tiri che ovalizzano la palla, prima di passare a bucare reti in campo e a fare crepe nei muri dello stadio.

Lo stadio è un altro argomento scottante del cartone, visto che le partite si svolgono di fronte a folle immense, ultras con cori e tamburi e frotte di giornalisti e canali televisivi che inspiegabilmente seguono quelle che – nella fiction della serie – sarebbero sfide tra squadre di ragazzini.

Altro mistero mai risolto del cartone è quello circa il sospetto intrigo amoroso che riguarda il mentore di Holly, Roberto Sedinho, ex giocatore brasiliano anche lui con problemi legati alle bevande e la madre di Holly: Sedinho vive infatti a scrocco in casa degli Hutton, dopo che il padre di Holly lo ha salvato dal suicidio. Il bellimbusto sudamericano, però, abita “more uxorio” con la mamma di Holly, mentre il padre è sempre via per lavoro.
A me quei due non l’hanno mai raccontata giusta.

Nel cartone tutti i protagonisti giocano in squadre di club rivali dove emergono con le proprie caratteristiche peculiari di gioco e i propri colpi speciali cui noi bimbetti ci affezionavamo: resta indimenticabile la catapulta infernale degli orribili gemelli Jason e James Derrick, una mossa che definire astrusa è poco.

Ross, Lenders, Hutton, Warner, i Derrick convogliano tutti nella nazionale del Giappone quando Holly – colto da un misterioso febbrone – immagina una nazionale under 15 che lotta al pari con quelle europee, un po’ come accaduto lunedì sera ai Mondiali, quando il Giappone ha tenuto testa a quel Belgio i cui i soli Mertens e Lukaku valgono più di tutto l’undici nipponico.
In realtà anche per i ragazzi di Holly e Benji ci sarà vera gloria.
La ribalta del calcio mondiale arriva nell’ultima serie “Holly e Benji Forever” del 2002, quando Holly approda al Catalunya alias Barcellona e Lenders finisce a giocare in quel Piemonte che fa pensare alla Juve per poi finire, con un alquanto bizzarro declassamento forse imputabile a un agente maldestro, a giocare nel Giglio ispirato alla Reggiana.


Per fortuna, in quest’ultima serie, si trova anche risposta alla fatidica domanda che ci ha assillato per anni: Julian Ross non muore di cardiopatia, nonostante le tremende scene del cuore spaccato in due cui ci avevano sottoposti in gioventù e che mai abbiamo dimenticato: da fantasista d’attacco, però, si ricicla come libero, notoriamente un ruolo in cui può giocare anche un malato di cuore pluri-infartuato.
Però qualcosa di orribile, in “Holly e Benji”, accade davvero.
Succede nella versione spagnola.
Qui la mitica sigla “Trallalalalà -làlala-lalalàààà… Due sportivi due ragazzi, per il calcio sono pazzi” viene sostituita dalla cover di una sigla di Lupin III in cui il cantante dice “Oliver Benji, los magos del balon”.
Questo sì, da colpo al cuore.

 

 

 

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