Quando l’Europa viene travolta dall’ondata devastante del nazismo – che non è un maremoto improvviso, ma una marea che monta per anni, inoculando piano e progressivamente il veleno dell’odio – nessuno fra gli stati alleati della Germania e da lei occupati oppone una concreta forma di resistenza all’orrore delle leggi razziali.
A parte la Danimarca.
In realtà lo stato danese sembra del tutto prono al Reich, quando viene occupato nel 1940 senza alcuna resistenza militare. Ma la piccola penisola del Nord non ha un vero  esercito da opporre al dispiegamento di truppe tedesche. Negli scontri a seguito dell’invasione muoiono, per far capire l’entità della battaglia, solo 13 soldati danesi, poi il Re danese Cristiano X ordina di desistere per evitare un inutile massacro, vista la sproporzione di forze in campo.
L’invasione diventa così una sorta di passerella, al termine della quale la Germania si impegna a mantenere l’autonomia della Danimarca come stato neutrale sotto l’egida del Reich.
Nella testa di Hitler, la piccola monarchia costituzionale che ha un leader simbolico nel re conservatore Cristiano X, è destinata a diventare un esempio per la storia: un protettorato perfetto, egemonizzato dalla Germania, che conserva attività produttive e fornisce risorse al Reich, ma rimane (formalmente) ancorato alle sue istituzioni statali.
Ovviamente, però, nella testa del Fuhrer anche la Danimarca si deve liberare degli ebrei, come la Germania, solo che i danesi sono contrari a pene di morte e leggi razziali e ostentano con forza la loro differenza dai tedeschi, a partire dal loro sovrano.
Il vecchio Re Cristiano X, che pareva destinato a passare alla storia solo per la sua statura di 2 metri e per un fallito tentativo di ampliare il suo potere che – invece – lo aveva ridimensionato, di fronte all’occupazione tedesca assume posizioni inattese.
Quando si ventila l’ipotesi di segnalare gli ebrei con una stella di David dichiara: “Se verrà utilizzata quella stella, allora la metteremo tutti”.
Il Governo danese non applica le leggi razziali e i partiti locali di stampo nazista non trovano consensi restando fermi a percenutali ridicole.
Il Re, a differenza dei monarchi di Olanda e Norvegia andati in esilio durante l’occupazione, sceglie di rimane nel suo paese e – ogni giorno – continua a girare per la capitale Copenaghen sul suo cavallo Jubilee, nonostante la presenza di soldati tedeschi. Cristiano X cavalca da solo e senza scorta e si narra che risponda solo ai saluti dei danesi, ignorando ogni omaggio dei tedeschi.
Questa presenza simbolica ma potente viene apprezzata dalla popolazione che vede in lui una resistenza silente al nazismo.


I danesi, per questo motivo, prendono a portare sui vestiti una bandiera danese con la corona della loro monarchia, ostentandola di fronte ai militari tedeschi.
Una leggenda racconta pure che i miliari tedeschi provino a issare la bandiera della Germania sul Castello di Christiansborg, sede del Parlamento. Ma Cristiano X manda a chiamare un generale tedesco.
“La rimuova”.
“Non posso”.
“Un soldato danese lo farebbe”.
“Ma quel soldato verrebbe ucciso, Maestà!”.
“Non penso, perché io sarei quel soldato”
La bandiera viene subito rimossa.
All’inizio la Germania sopporta più o meno silenziosamente le prese di posizioni danesi.
Il nazismo, nonostante quanto si creda, fu a lungo attento al modo in cui applicare il terrore e l’orrore, testandone progressivamente l’accettazione da parte delle popolazioni locali.
Per questo, quando nel 1942 la Germania decide che la prevista migrazione degli ebrei fuori dal territorio tedesco non è attuabile e che l’unica via è l’eliminazione fisica nei lager, tollera che la Danimarca usi la sua autonomia per non agevolare le deportazioni.
Ma, pochi mesi dopo, arriva la “crisi del telegramma”.
Hitler scrive al Re Cristiano un lungo telegramma di felicitazioni per il suo settantesimo compleanno.
Il Re gli risponde gelido: “I miei più sentiti ringraziamenti”.
Hitler, per quell’inaccettabile e inattesa mancanza di rispetto, s’infuria e cambia tutti i suoi uomini in Danimarca, imponendo figure più dure e, nel 1943, decide che anche la Danimarca deve essere ripulita degli ebrei, volente o meno.
Il 15 settembre 1943 Berlino autorizza il rastrellamento e la deportazione degli ebrei danesi.
Ma Georg Ferdinand Duckwitz, inviato a gestire gli Affari Marittimi presso l’ambasciata tedesca a Copenhagen, avvisa il leader socialdemocratico Hans Hedtoft che a sua volta avvisa le autorità ebraiche che avvisano la popolazione.
Il 1 Ottobre scatta l’operazione, ma gli ebrei – ormai – non sono più reperibili nelle loro case.
Quasi tutti sono stati accolti e nascosti da concittadini danesi che hanno eretto una sorta di muro silenzioso e insuperabile contro il nazionalsocialismo.
I vescovi luterani dicono nelle loro prediche: “Nonostante le differenze religiose, noi ci batteremo per assicurare alle nostre sorelle e ai nostri fratelli ebrei quella libertà che per noi è più preziosa della vita stessa”.
Quando, il 2 Ottobre, la Svezia neutrale annuncia la sua disponibilità ad accogliere gli ebrei, parte una gigantesca operazione di salvataggio attuata attraverso pescherecci, imbarcazioni di piccolo cabotaggio e persino barche a remi, che riesce a far fuggire quasi 8.000 ebrei verso la Svezia.
Alcuni pescatori chiedono denaro, per la traversata in cui rischiano di perdere tutto, dalla vita al loro unico strumento di lavoro, e il denaro arriva, raccolto con una gigantesca colletta che percorre tutta la nazione.
Di 8.000 danesi solo 484 saranno arrestati, e la Danimarca non si limiterà a questo, ma riuscirà anche a recuperare la maggior parte dei deportati, trattandone la liberazione e inviando pullman a recuperarli fisicamente, tanto che la somma di ebrei danesi morti sotto il nazismo si attesterà poco sopra le 50 vittime.
Il “Protettorato perfetto” passerà così alla storia come il più grande fallimento politico e militare del Reich nazista.
Re Cristiano X di Danimarca rimane uno dei monarchi più amati e popolari della storia europea.
Lo Stato di Israele conferisce il titolo di “Giusto tra le nazioni” a chiunque abbia salvato un ebreo dall’Olocausto.
La Danimarca è l’unico caso in cui questo onore sia stato conferito a una nazione e al suo intero popolo.

 

 

 

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