Quando pubblichi un libro ci sono domande che ti inseguono quasi ogni giorno.

Ma come ti ha scoperto l’editore?

Perché ho vinto il Premio Calvino.

Il romanzo te l’hanno tagliato?  

Di 150 pagine, per fortuna.

Ne hai già pronto un altro?

Forse.

Quanto c’è di autobiografico nella tua storia?

No, ti prego, no. Abbi pietà.

È vero che i libri del famoso scrittore X non li ha scritti lui?

E io che ne so?

Quando lasci il lavoro?

Anche subito, se qualcuno mi paga bollette e amministrazione.

 

Se poi hai la fortuna di andare ospite in un importante programma televisivo (nel mio caso “Le Invasioni barbariche”) ecco un’altra, diversa scarica d’interrogativi.

Ma Daria Bignardi com’è dal vivo?

Ancora più bella che in televisione.

Le domande erano concordate?

No.

Ti hanno truccato?

Sì.

Ma chi lo propone il libro alla trasmissione?

L’Ufficio Stampa o, in alternativa, lo Spirito Santo.

Come faccio ad andarci pure io?

Chiedi allo Spirito Santo, che ne sa.

 

Però c’è una domanda che prevale nettamente su tutte. Una domanda che inizia ad assillarti  una settimana dopo l’uscita e non ti molla più.

Quella domanda è un sicario che non conosce riposo, che ti fa la posta ogni giorno, a ogni incontro, chiacchierando con chiunque, dal collega al parrucchiere, dal libraio al lettore.  Non è una domanda, ma LA DOMANDA.

Ma quante copie hai venduto?

E dopo, il gelo.

Sì, perché di copie, nell’editoria, non si parla mai.

Mai.

Sappiamo gli incassi dei film, sappiamo chi conquista il disco d’oro e quello di platino, sappiamo chi è amico di chi, chi è amante di chi, chi è nipote di chi (anzi no, forse questo non lo sappiamo bene) ma i dati di vendita dei libri restano avvolti nel Mistero.

Fate la prova: chiedete a uno scrittore quanto vende.

Se siete fortunati – e non vi  fulmina con un gancio sinistro – allora si trincera dietro un vago e confuso non me lo dicono. Che poi, in fin dei conti, è anche vero, perché lo scrittore non riesce a sapere facilmente quanto stia vendendo il suo libro: deve attendere il rendiconto annuale previsto una tantum per contratto.

L’autore, però, vuole saperlo prima, vuole dare una risposta alla Domanda.

Vinto dai demoni dell’ansia e temendo che la sua opera stia incassando a palate a sua insaputa, lo scrittore si azzarda a chiedere notizie all’editore.

Ma la Domanda trova solo risposte nebulose.

Sono dati parziali. Bisogna vedere i resi. Per capire come va davvero ci serve un mese. Servono sei mesi. Serve un anno. Il libro sta andando bene. Supera le nostre aspettative. Siamo soddisfatti. Abbiamo ristampato, ma poco. Non abbiamo ristampato nulla. E’ un momento difficile. Si vende poco. C’è la crisi.

In queste nebbie l’autore si aggira smarrito, consultando compulsivamente le classifiche di Amazon, Ibs, La Stampa, Il Sole, Il Corriere, La Gazzetta del Nonno e lanciandosi quindi in ardite equazioni matematiche da cui dedurre dati di vendita attendibili quanto una profezia di Otelma.

Il 27 Marzo 2013 è iniziata la mia avventura editoriale e, sino a pochi giorni fa, anch’io sapevo e non sapevo, scrutavo report statistici, azzardavo ipotesi, cercavo di capire e studiare e raccogliere informazioni sul campo per capire cosa stesse combinando il mio romanzo.

Il 27 Marzo 2014, come per un magico segno del destino, è arrivato il rendiconto ufficiale Einaudi. Le mie vendite stavano dentro una busta piccina e quasi anonima, materializzatasi nella mia cassetta postale con un mese di anticipo rispetto ai tempi previsti contratto (sappiate che a Einaudi sono precisissimi, sempre e su tutto, delle macchine da guerra).

E allora? Come è andata, Gazza? Quante copie hai venduto?

Ok, mi arrendo, basta. Ribaltiamo le regole e diamo questi dati: da Marzo a Dicembre  2013, con due ristampe, “A viso coperto” ha venduto 14.019 copie e 576 Ebook.

Tante? Poche? Va bene o non va bene?

Ah, boh! Questo mica lo so!

So che io sono felice, molto felice.

So che voglio ringraziare ciascuno di quei 14.595 lettori.

E poi Einaudi, che ha creduto nel mio romanzo.

E il Calvino, che ha creduto nel mio inedito.

E Daniela, che ha creduto in cose che ancora non esistevano.

Mi godo questo momento di orgoglio e pace, certo che sarà breve.

Ma con il prossimo venderai uguale?

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