Siamo all’ottavo minuto del secondo tempo di Bari-Novara, quando l’attaccante Edgar Çani entra dalla panchina per sostituire il titolare Lugo e provare a ribaltare una partita in cui il suo Bari, squadra di casa, è sotto di un gol.
Una partita decisiva, perché vincendola il Bari accederebbe ai play-off, lottando per la promozione in serie A.
Una partita decisiva di una stagione decisiva e assurda, quella del 2013/14, in cui il Bari si è ritrovato senza un soldo, prossimo alla retrocessione in C, con i calciatori costretti a pagarsi le magliette da soli e una presidenza detestata come quella dei Matarrese che tiene lontani i tifosi dalla squadra, abbandonata dalla sua città. I calciatori si trovano a giocare in uno stadio “San Nicola” deserto, una cattedrale calcistica senza più fedeli, desolata e desolante.


Poi, però, è successo qualcosa.
I Matarrese hanno lasciato la società, chiudendo il lunghissimo regno su Bari e “La Bari” come i tifosi chiamano la loro squadra. Così, quando IL Bari è tornato a essere LA Bari, liberato dai Matarrese, i tifosi sono tornati a riempire lo stadio in migliaia, con un pubblico che nemmeno in serie A.
La squadra è risalita in classifica sino a prendere l’ultimo posto utile per giocarsi i playoff e quando entra Edgar Çani ha 35 minuti per ribaltare il risultato.
La storia dentro la storia, è che Çani, di nazionalità albanese, è cresciuto in Italia. Ci è arrivato vent’anni prima, bambino, su uno dei barconi che scappavano dall’Albania verso il nostro paese.
A Bari lo hanno accolto, questo ricorda, gli hanno aperto le porte. E lui è cresciuto nel nostro paese, con un pesante accento del centro italia dove ha vissuto.
E così quando, nel mercato invernale, gli hanno offerto di andare a giocare in questo Bari disperato e senza soldi, ha accettato e stracciato un contratto già pronto per il Portogallo.
Dunque Çani entra in campo, attaccante che ha giocato poco e non ha ancora mai segnato con la nuova maglia. E, dopo 9 minuti, Edgar svetta portentoso di testa, infilando il sette in uno stadio impazzito. Passano ancora venti minuti e sempre lui si allunga con un piattone su
I 50.000 dello Stadio San Nicola impazziscono e “la Bari” dilaga, segnando altre due reti.
Il Bari viene promosso ai play-off dove si giocherà la serie A.
Questa è una delle tante storie racchiuse in un bellissimo documentario italiano, di Mario Bucci, con testi di Fabio Fanelli, che ha fatto incetta di premi negli ultimi due anni:  “Una meravigliosa stagione fallimentare”, tra i molti riconoscimenti, è stato nominato Film Sportivo del 2015 e ha vinto l’importantissimo Festival 11mm di Berlino come miglior film europeo sul calcio.
Racconta la stagione del 2013/14 di un Bari Calcio che sembra esalare l’ultimo respiro e, invece, ritrova l’amore del suo pubblico e la voglia di lottare per un sogno che sembra impossibile, con una squadra di giovanissimi quasi tutti sconosciuti e disposti a crederci.

Il documentario ci racconta questa vicenda unica mostrandoci poco calcio inteso come partite e gol, ma tanta umanità, partendo dalle vicende dei singoli, dal direttore sportivo che fa miracoli senza una lira ai magazzinieri che non sanno come fare con le magliette, al difensore uruguayano Polenta sopravvissuto alla favela di Montevideo al bellissimo centrocampista Sciaudone che si inventa social media manager e fa guerrilla marketing, all’ex giocatore di serie A Gennaro Del Vecchio, ormai a fine carriera, che fa da giocatore-motivatore.
Poi ci sono tifosi, guardati come un corpo unico che vive e soffre e si rialza insieme alla città e alla squadra.
Non vi racconto come finisce, ovviamente, la storia di quel LA Bari.
Per scoprirlo e godervi la narrazione cercate il DVD di questo lavoro bello, professionale, pieno di trovate visuali piccole eppure interessanti e capace di mantenere un tono lieve senza scendere mai nella retorica, perché la retorica non serve, quando hai una storia così: devi solo saperla vedere e lasciarla parlare, come fa questo film.

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