In questo Giugno 2020 i Gay Pride non si potranno celebrare, per via del virus.
Ma perché nacquero i Gay Pride? E come mai a Giugno?
C’ è una lunga storia dietro e inizia nel locale in questa foto, il 27 Giugno 1969.
Si tratta dello “Stonewall Inn”, un bar nel Greenwich Village di New York.
Verso l’una e mezzo di notte un gruppo di 8 ufficiali del Primo Distretto di Polizia, uno solo dei quali in divisa, entra nel locale che, in quel periodo, è molto frequentato e discusso.
Lo Stonewall Inn è “fuorilegge” come tutti i bar gay: siccome – per motivi “morali” – non viene concessa ai bar gay la licenza di vendere alcolici, li vende sottobanco mascherandosi da circolo. Quasi sempre i locali usano come “appoggio” un auto esterna che tiene le casse di alcolici, all’esterno.
In questa situazione, comune a tutti i locali per omosessuali, s’infiltra la mafia locale che si pone come forza “mediatrice” con la polizia di New York e – di fatto – controlla i locali; così l’illegalità imposta dalla legge finisce per creare situazioni di illegalità reale.
Lo Stonewall Inn è un locale dove vanno anche persone in cerca di ragazzi e ragazze disposti a “offrirsi” e questo ha generato il sospetto investigativo che alcuni suoi clienti che lavorano a Wall Street siano oggetto di ricatti sessuali da alcuni clienti.
La retata sembra simile a molte altre, i poliziotti in borghese arrestano alcune persone, tra chi non ha documenti, chi ha vestiti del sesso opposto (ribadiamo che per la legge, in quel momento, l’omosessualità è un REATO penalmente perseguibile), i dipendenti del bar. Le retate nei locali sono il modo più agevole per cogliere le persone in fragranza di atteggiamenti omosessuali, dopo che è stata vietata la tecnica dell’ “adescamento” usata negli anni precedenti con operatori del NYPD che si fingevano gay.
Ma quella sera del 1969 qualcosa va storto.
Forse per via della campagna elettorale per sindaco di New York, che impone un tono di severità: il controllo non è concordato con i gestori e non avviene nella prima serata con poca gente e per dare la possibilità al locale di riaprire come avviene di solito, ma nel pieno della serata, in estate, con il massimo della folla dentro e fuori il locale.
Forse perché le lotte istituzionali del movimento che si definisce “omofilo” non riescono a fare il salto di qualità per ottenere una vera integrazione; forse perché c’è l’eco del 1968; forse perché ci sono in zona reduci del Vietnam e delle proteste di piazza per i diritti civili; forse perché è troppo tardi e i clienti hanno già bevuto, forse perché allo Stonewall In si trovano i più emarginati degli emarginati o semplicemente perché la stanchezza di quel clima che dura da anni con arresti, adescamenti, gogne pubbliche, incriminazioni, divieti è diventato insostenibile.
Fatto che allo Stonewall Inn la folla non accetta gli arresti e reagisce con inattesa violenza e costringe gli ufficiali in borghese ad asserragliarsi dentro il locale. Nascono incidenti che coinvolgono progressivamente migliaia di persone e centinaia di poliziotti, con la gente che usa un parcometro come ariete per fare irruzione nel locale e gli ufficiali dentro che prendono un idrante ma scoprono che ha poca pressione e non riescono a usarlo, con il fronteggiarsi di una prima linea di drag queen e agenti arrivati di rinforzo, con lanci di oggetti, scontri e feriti da ambo le parti, per quella notte e alcune successive.
A livello mediatico l’immagine è potentissima, rappresenta una comunità esasperata e cancella gli stereotipi che accompagnavano le rivendicazioni “pacate” degli omosessuali.

Una volta calmatesi le strade, nasce subito, a Luglio, il Gay Liberation Front che abbandona le cautele anche lessicali del movimento “omofilo” usando per autodefinirsi la parola gergale “Gay”, termine che viene così sdoganato anche se, per anni, i media americani continueranno a evitarlo.
Una delle battaglie di questo movimento sarà anche quella di liberare i locali per omosessuali dal controllo della mafia. Rapidamente esso stesso si spaccherà, quando una parte avvertirà la necessità di lavorare con e dentro le istituzioni per il cambiamento.
Il 27 Giugno del 1969 rimane però un momento segnante per i diritti degli omosessuali definito, in modo efficace, “la caduta della forcina che si udì in tutto il mondo”.
Un anno dopo, il 27 Giugno del 1970, per ricordare quella data, la comunità omosessuale di New York organizza una manifestazione pacifica.
È il primo Gay Pride.
Gli organizzatori, a differenza di quanto accaduto sino ad allora, non invitano più i partecipanti a indossare abiti “rispettabili” per non danneggiare le rivendicazioni o non rischiare arresti, ma – al contrario – consigliano alle persone di vestirsi come vogliono e come sentono, una scelta che diventerà marchio di fabbrica per tutti gli anni venire.
Negli ultimi anni l’utilizzo della sola definizione “Pride” è sempre più diffuso al fine di non connotare l‘evento come “riservato” ai gay, ma inclusivo della più ampia sfera LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).
Lo Stonewall Inn, a lungo chiuso, è stato riaperto sebbene conservi solo gli esterni originali.
Si trova al numero 53 di Christopher Street, nel Greenwich Village, a New York.
Nello scorso 2019, organizzando le manifestazioni per la ricorrenza del 50esimo anno Gay Pride, il capo della Polizia di New York è tornato sugli incidenti del 1969 con parole di riconciliazione: “Penso che sarebbe da irresponsabili attraversare il mese del World Pride ignorando gli eventi che hanno coinvolto lo Stonewall Inn nel giugno del 1969,” ha dichiarato “So che quello che è successo non sarebbe dovuto accadere. Le azioni e le leggi erano discriminatorie e aggressive, e per questo, chiedo scusa”. 
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Con il mio romanzo “Colpo su colpo” (Rizzoli) la cui protagonista Giada è un’adolescente lesbica che lotta sul ring ma anche contro la non accettazione in casa e il bullismo a scuola, ho toccato con mano la difficoltà che ancora suscita questo argomento e quanto lunga resti la strada da percorrere perché il diritto fondamentale degli esseri umani ad amare come vogliono sia ritenuto un tema ormai accettato.
Contrariamente ad altri miei libri le scuole mi hanno riposto “stavolta meglio di no”, “poi cosa diranno le famiglie” come del resto alcuni comuni che mi avevano già ospitato: per un romanzo a tema omosessuale hanno preferito declinare.
Ma questo non fa che spingermi a insistere nel promuoverlo, anche perché è un libro che amo e che i miei lettori amano.
Se vi interessa lo trovate in tutte le librerie fisiche e in quelle online, anche su Amazon  o su IBS. 



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