Ieri in Francia, a Trebes, il tenente colonnello della Gendarmeria Arnaude Beltrame si è consegnato al terrorista che aveva già ucciso tre persone e preso diversi ostaggi in un supermercato.
L’assalitore li aveva quindi rilasciati, ma era rimasto con una donna in ostaggio come scudo umano, dicendo che l’avrebbe uccisa.
Beltrame era un gendarme preparato, formato alla scuola militare, che aveva partecipato a missioni estere e, pochi mesi fa, a un addestramento specifico per una sparatoria di massa in un supermercato. Raccontandola, aveva spiegato come fosse uno scenario imprevedibile in cui tutto era possibile.
Anche che restasse un ultimo ostaggio da salvare in ogni modo.
E così lui si è tolto il cinturone ed è entrato, disarmato, ha tenuto acceso il suo telefono per far sì che i colleghi fuori sapessero quando intervenire per il loro blitz.
Non è ancora chiaro se a un certo punto il terrorista si sia accorto del cellulare e abbia iniziato a sparare o cosa altro sia accaduto, ma nel conflitto a fuoco che è scoppiato e in cui il rapitore è stato ucciso, Beltrame è rimasto gravemente ferito.
Nei film gli eroi si salvano sempre, ma Arnaude Beltrame è morto questa notte.
Aveva ottenuto un posto importante al Ministero per poi lasciarlo e tornare di sua volontà a svolgere incarichi operativi perché non riusciva a stare chiuso in ufficio.
Troppo spesso, troppo a lungo abbiamo dipinto gli eroi come superuomini programmati per la gloria.
Non credo che Arnaude Beltrame, andando in servizio ieri, cercasse la gloria, che volesse diventare un eroe, che sognasse di vedere la sua foto sui giornali di tutto il mondo seguita da messaggi di cordoglio.
Credo che pensasse solo di andare al lavoro e poi tornare a casa e continuare la sua vita.
Ma, quando si è trovato a scegliere cosa fare, in pochi attimi ha deciso di mettere a rischio sé stesso per salvare la vita di un’altra persona.
Non voleva diventare un’icona nemmeno il decorato Xavier Jugelé, ucciso a 37 anni sugli Champs-Élysées con una pallottola alla testa nell’attentato dell’Aprile 2017.
Xavier era già intervenuto alla strage del Bataclan, dove andava spesso a sentire musica. Ci era arrivato tra i primi e poi aveva presenziato al concerto di riapertura di Sting, per celebrare il ritorno alla vita. Poco tempo dopo aveva salvato molte persone evacuando un palazzo in fiamme e stava per essere promosso e lavorare su attività di indagine. Non poteva immaginare che il destino gli riservasse un nuovo attentato e un colpo di kalashnikov, sui Campi Elisi che amava.
Era anche parecchio distante dai luoghi comuni sugli eroi, Jugelé, sindacalista e attivista per i diritti della comunità LGBT. Era unito civilmente con il suo compagno che dirà, al funerale “Soffro, ma senza odio. Perché quell’odio non ti somiglia”.
Il sindaco di Parigi e il Presidente Hollande li hanno uniti in matrimonio in una cerimonia postuma.
Ed era distante dai luoghi comuni pure Hamed Merabet, 42 anni, musulmano praticante, padre di due figli, che lavorava come poliziotto di quartiere.
Quando arriva la notizia dell’attentato contro il giornale Charlie Hebdo e si chiedono urgenti rinforzi, Hamed prende la sua bicicletta per andare sul posto a cercare di fermare gli assassini, lui musulmano contro i terroristi che fanno della sua fede religiosa il loro assurdo vessillo.
Fra i tanti agenti che intervengono Hamed è uno dei pochi che ci arriva, fino ai terroristi, li affronta, li rallenta.
Ma viene giustiziato senza pietà, nonostante fosse già a terra, ormai disarmato.
Questi non sono personaggi dei fumetti, non sono i protagonisti invincibili dei film, non hanno un costume magico in grado di salvarli.
Sono tre esseri umani, tre poliziotti francesi, tre persone molto diverse fra loro unite dal sacrificio per gli altri. Persone normali che fanno il loro dovere e, un giorno, sulla strada, incrociano il destino, pagando il massimo prezzo possibile.
Raccontare le loro vicende è un modo per dare un senso a ciò che, altrimenti, senso non avrebbe.
Per tenerci fermi nella testa i loro esempi e trasmetterli ai ragazzi, ricordando quanto di buono e coraggioso esiste nel genere umano.
E questo, seppure con fatica, seppure al prezzo di tempo e vite umane, vincerà sulla barbarie.

 

 

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